Siamo donne consacrate a Dio nell’Istituto (di diritto pontificio dal 1868), fondato da S. Antonio Gianelli a Chiavari, nel 1829. Attente ai bisogni dei tempi, in fedeltà creativa al carisma di “Carità Evangelica Vigilante”, ci proponiamo di adoperarci per il bene di tutti, con un amore preferenziale verso i più poveri. In comunione fraterna assumiamo, con gioia, la sfida di farci tutte a tutti con un impegno che non conosca altro limite che l’impossibilità o l’inopportunità (cfr. C. 2).

La nostra spiritualità è cristocentrica, mariana e missionaria. Dalla contemplazione di Cristo Buon Pastore, nasce il nostro desiderio di amare e servire. La forza carismatica dell’Istituto è illuminata dal posto che Maria, occupa nella nostra vita: la Vergine dell’Orto è per noi Madre, modello e mediatrice (cfr. C. 3).

Facciamo dell’azione apostolica la realtà di tutta la nostra vita. Riconosciamo nella dimensione educativa l’espressione genuina del nostro carisma, una missione profetica che si estende ai vari campi dell’evangelizzazione e della promozione umana: in ospedali, scuole, servizi socio-assistenziali, parrocchie, missioni (cfr. C. 4).

Il Gianelli ci ha consegnato, come distintivo, la povertà. Per questo cerchiamo di assumere uno stile di vita sobrio, essenziale, semplice, che ci rende libere, disponibili, pronte ad andare dove altre non possono andare (cfr C. 5).

GIANELLINE

Gli anni dalla fondazione dell'istituto
I continenti in cui il nostro Istituto opera
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La Madonna dell'Orto

Nel 1493 Turchina, una donna di Chiavari aveva fatto dipingere, da Benedetto Borzone, sul muro esterno di un orto l’immagine della Madonna benedicente, con ai lati san Sebastiano e san Rocco, in ringraziamento del fatto di essere stata risparmiata della peste che allora infieriva sulla zona. Col passare del tempo l’orto divenne un deposito e un immondezzaio, ma il dipinto conservava la freschezza originale dei colori.
La devozione verso quella effige era, nonostante tutto, sempre viva. La notte del 18 dicembre 1609, una levatrice di Rupinaro, Geronima Turrio, che la sera soleva recarsi a pregare presso l’immagine sacra, si destò ad un tratto dal sonno e la Vergine, illuminata da una fulgidissima luce e con le stesse sembianze del dipinto venerato, le apparve dinanzi. A conferma di tale evento miracoloso, il 2 luglio dell’anno seguente, Maria apparve anche a Sebastiano Descalzo un giovane che andava … L’uomo vide la Madonna che aveva ai due lati due lumi come sospesi da mani invisibili, salire e scendere nell’orto per fermarsi poi davanti all’immagine che anche lui venerava, per lasciare, una volta scomparsa, un soavissimo profumo.

"Quando uscii di casa a quell’ora mi feci il segno della Santa Croce, camminando dal borgo di Rupinaro per la marina mi tornai a fare i segno della Santa Croce, dicendo il Salmo ‘Deus in nomine tuo salvum me fac et in virtute tua judica me’; vidi lontano da me dinanzi, discosto quanto un tiro di pietra, due gran lumi et in mezzo una cosa turchina vestita col suo manto, che parea una donna… feci dieci passi innanzi al mio cammino e poi mi fermai vedendo quei lumi con quelle cose turchine… io ero solito ogni giorno, alla sera o alla mattina andare a prendere il perdono alla Madonna dell’horto, e così mi avviai verso detta Madonna dell’horto, vedendo quei lumi con quella cosa turchina, ed essendomi accostato alla muraglia di detto horto vidi gli stessi lumi con quella cosa che di strada salì sopra la muraglia dove è l’immagine della Madonna e subito sparì nè vidi altra cosa”. Dagli Atti del processo canonico tenutosi a Chiavari sui fatti del 2 luglio 1610.

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Antonio Maria Gianelli

Nasce a Cerreta di Carro (SP), il 12 aprile 1789 da un’umile famiglia contadina. Dai genitori apprende i valori essenziali della preghiera, della grande confidenza in Dio, dello spirito di sacrificio, della carità e della capacità di condivisione. È da questa vita semplice, immersa nella natura e fatta di cose ordinarie, che prendono forma le doti umane e spirituali di Antonio. Qui, nella sua terra, nasce anche la vocazione al dono di sé. Iniziata la scuola presso il parroco di Castello, a diciotto anni si reca a Genova per gli studi in Seminario.

Nel maggio del 1812 è ordinato sacerdote. Dopo vari incarichi (vice-parroco in S. Matteo a Genova, insegnante in Seminario, coadiutore dei missionari urbani…), nel 1826 è nominato Arciprete di S. Giovanni Battista in Chiavari.
Nello spirito del Buon Pastore si lascia interpellare dalla realtà di questa cittadina: “II bisogno di provvedere” al futuro di fanciulle povere, lo porta a fondare l’Istituto delle Figlie di Maria. È il 12 gennaio 1829. II 6 maggio 1838 è consacrato Vescovo di Bobbio. “Non posso essere buono se non sono pronto a morire per voi, per ciascuno di voi”, dirà nel discorso di ingresso in Diocesi.
Una vita di sacrifici, privazioni, notti insonni, consuma la sua salute. Si ammala di tisi. “Non importa che io viva … importa che io adempia bene la sua volontà… “. II 7 giugno 1846 muore a Piacenza. Nel 1925 è beatificato da Pio XI e il 21 ottobre 1951 è canonizzato da Pio XII. Nell’anno 2000 è proclamato Patrono della Val di Vara.

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Caterina Podestà

È nata a Paggi, nell’entroterra chiavarese, il 9 ottobre 1809. Dopo pochi anni la sua famiglia si trasferisce a Chiavari, dove il padre ha un negozio di tessuti. Quando Caterina ha 12 anni, muore il papà e, insieme alla mamma, ella deve assumere la responsabilità della famiglia. Nel 1827, a diciotto anni, dietro consiglio del suo Direttore spirituale, Don Antonio Gianelli, sposa Giuseppe Fontanarossa. A nemmeno due anni dal matrimonio, nel 1829, il marito muore per una malattia improvvisa. Caterina è vedova, con una bimba di pochi mesi da allevare.

Nella sofferenza, si risveglia in lei l’antico desiderio di consacrarsi totalmente a Dio. Si rivolge ancora al Gianelli per il difficile discernimento e il 19 dicembre 1831, alle prime luci dell’alba, si raccoglie in preghiera nel Santuario di Nostra Signora dell’Orto e depone davanti all’immagine della Madonna la sua bimba. Prega intensamente e affida la piccola Angela a una domestica che la condurrà, come d’accordo, dalla nonna paterna. È la svolta della sua vita: in quella stessa mattina, entra, come novizia, presso il nascente Istituto delle Figlie di Maria. Il 28 dicembre 1832 emette già i voti religiosi.
Caterina Podestà, dotata di intelligenza acuta e carattere vivace, soffre nel dubbio della scelta operata. Il Gianelli comprende e, dopo pochi giorni, la invia a lavorare nell’ospedale di Chiavari.
Le vengono affidati successivamente compiti impegnativi: partecipa insieme al gruppo delle prime consorelle, all’apertura ed all’animazione, a Chiavari, di una “scuola civile” e di una “scuola di carità”: sono i primi tentativi di dare uno sbocco professionale alla popolazione femminile. Promuove e attua l’apertura di diverse comunità in Liguria.
Collaboratrice instancabile del Gianelli, il suo ruolo è importantissimo, anche per la stesura delle prime Costituzioni. Morto il Fondatore, opera per il consolidamento e l’approvazione dell’Istituto.
Per questo, nel marzo 1864, si stabilisce con due compagne a Roma, dove compra la casa di Via dei Quattro Cantoni. Incontra molte difficoltà, perché la Santa Sede, in vista dell’approvazione pontificia dell’Istituto, impone una nuova struttura delle Costituzioni. Per assolvere a un compito così delicato, Madre Caterina fa tornare la sorella, Madre Chiara, dall’America, ma il nuovo testo elaborato insieme, con il supporto di un Gesuita, è rifiutato dalle Suore di Chiavari.
Le lettere dei Vescovi americani, di elogio dell’operato delle Suore nelle nuove fondazioni, favorisce e accelera l’approvazione dell’Istituto al 10 marzo del 1868. I dissensi tra gruppi di Suore si placano a poco a poco, attraverso la conoscenza delle motivazioni, fino a quando, nel Capitolo Generale del 1873, Madre Caterina è eletta all’unanimità Superiora Generale. Le Costituzioni sono approvate nel 1882. Appena due anni dopo, il 24 settembre 1884, Madre Caterina muore, lasciando un Istituto fiorente non solo per numero di Opere, sia in Italia che in America Latina, ma soprattutto per lo spirito di dedizione ai più bisognosi, inculcato dal Fondatore.

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Chiara Podestà

Nasce a Chiavari il 1° agosto 1815 ed è battezzata con il nome di Rosa. Il 6 giugno 1834, entra nella piccola comunità di via Sant’Antonio. È una bella ragazza istruita, spigliata e intraprendente. L’8 settembre 1835, veste l’abito religioso e rinuncia al nome di battesimo: “Mi chiamerò Maria Chiara…”. Svolge diversi ruoli nell’Istituto: benvoluta e apprezzata, è subito nominata maestra della scuola per le ragazze esterne; poi, il Fondatore le affida il compito di dirigere l’educandato e le novizie, per le quali sarà madre maestra per diciannove anni.

In questo ruolo dà “bellissime prove di molte virtù e dei rari doni che il buon Dio le aveva elargito”.
Mentre è a Genova per una delicata missione, viene chiamata all’improvviso da Mons. Salvatore Magnasco, poi Arcivescovo di Genova, che le sottopone la disperata richiesta d’aiuto per il funzionamento dell’Ospedale Maciel di Montevideo, da parte di un sacerdote uruguayano, a nome delle Autorità del luogo. Ella intuisce l’importanza di rispondere prontamente al bisogno, nonostante le incognite da affrontare. Ha tre giorni di tempo per sottoporre il progetto alla Madre Generale, organizzare le modalità e salpare da Genova. Parte subito per Chiavari, dove arriva di notte, riunisce il Consiglio e il 23 agosto 1856, parte per Montevideo, insieme ad altre sette consorelle.
È l’inizio di una missione che si espande molto rapidamente in diversi Stati dell’America Latina. Le Figlie di Maria sono state protagoniste di una eccezionale impresa di evangelizzazione e promozione umana: “Vanno dove nessuno va, secondo lo spirito gianelliano. Entrano negli ospedali e rivoluzionano il concetto stesso di cura, impiantano scuole e case di accoglienza, organizzano corsi professionali, aprono scuole dell’infanzia, curano nei lazzaretti i colpiti dalla febbre gialla, assistono i moribondi, fondano orfanotrofi, entrano nelle carceri, confortano i condannati a morte…” Sr. Chiara Podestà rimane in America fino al 1867, quando viene richiamata dalla sorella, per riformulare le Costituzioni secondo le indicazioni della Santa Sede.
Muore a Roma, all’improvviso, il 1° gennaio 1869.

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Sofia Rébold

Il 6 marzo 1859, a Forlì, nasce Sofia Cecilia Margherita Rèbold, di mamma cattolica e papà protestante, entrambi svizzeri. La Famiglia si trasferisce a Pesaro dove la mamma muore improvvisamente. Il padre, sergente dell’esercito pontificio, è preso prigioniero in una battaglia contro l’esercito piemontese. La nonna materna si prende cura di Sofia. Una volta libero, il padre decide di trasferirsi di nuovo in Svizzera, a Berna, portando con sé Sofia. Là, si risposa creando una nuova famiglia e ritorna alla fede protestante.

In questo ambiente la piccola dimentica a poco a poco le preghiere che aveva imparato con la nonna materna.
Uno zio di Sofia la riporta a Roma dalla nonna, dove frequenta la scuola delle Suore francesi di San Giuseppe di Cluny. Dopo, il 4 novembre 1871, entra nel collegio delle Suore Figlie di Maria Santissima dell’Orto. Richiamata dal padre ripetutamente, viene rapita da uno zio e riportata in Svizzera.
Diventata maggiorenne, la giovane, decide di tornare a Roma e chiede di entrare nell’Istituto delle Suore Gianelline. Inizia il suo noviziato il 19 marzo 1876 e prende il nome di Suor Maria Stanislaa. L’11 marzo 1877 fa la prima professione. Le viene affidato l’insegnamento e l’assistenza alle educande interne.
Per motivi di salute è inviata a Grottaferrata. Là, inspirata dall’abate, Don Arsenio Pellegrini, fa la sua offerta di vittima al Sacro Cuore, per l’unità tra le Chiese cristiane.
Vive intensamente la devozione al Sacro Cuore e offre tutto il suo impegno di Religiosa per il problema che più l’aveva fatta soffrire nella sua famiglia: il contrasto tra cattolici e protestanti. Quando si ammala di tubercolosi, accetta con serenità la diagnosi, con tutte le conseguenze di sofferenza e rapido declino.
Muore il 24 agosto 1886, a Roma, nella Casa Generalizia, a soli 27 anni.

Per approfondire: Taroni M. "Sofia Rebold Una vita per l'unità della chiesa". Velar 2017

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Maria Crescenzia Pérez

Maria Angelica Pérez è nata a Pergamino, in Provincia di Buenos Aires, il 17 agosto 1897, quinta figlia di Emma Rodriguez e di Agostino, entrambi emigrati dalla Spagna. Frequenta per cinque anni una scuola statale, ma poi, con la sorellina Aida, accede all’Hogar delle Suore Gianelline, dove riceve la Prima Comunione e la Cresima. Ottiene il diploma di maestra di lavoro con il massimo dei voti. Il 31 dicembre 1915 entra nella Casa di Formazione delle Suore dell’Orto, a Buenos Aires. Il 7 settembre 1916 veste l’abito religioso e prende il nome di Suor Maria Crescenzia.

Due anni dopo fa la professione religiosa nella Cappella del Noviziato a Buenos Aires. Quello stesso giorno muore suo papà.
Nel 1919, la Superiora Provinciale le chiede di trasferirsi presso la comunità del Collegio dell’Orto, dove assume il ruolo di maestra per la prima e la terza classe elementare.
Nel 1924 subisce un delicato intervento alle ovaie e alla fine dell’anno è trasferita alla città di Mar del Plata; in quell’opera le Suore assistono decine di piccoli malati di tubercolosi o comunque affetti da malattie polmonari. Suor Crescenzia assume l’incarico di due reparti; lavora di giorno e prega di notte e, con altre Suore, tiene lezioni di catechismo nei quartieri popolari. Si distingue per l’attenzione premurosa a ogni bambino, sia per la sua salute, sia per la sua formazione umana e cristiana. Gli esercizi spirituali a Buenos Aires sono gli unici giorni di pausa nell’anno. Dopo qualche tempo, è contagiata anche lei dalla temuta malattia. La Superiora provinciale, cercando una cura e un ambiente più favorevole per lei, nel 1928 la trasferisce alla comunità di Vallenar, in Cile. Le costa molto lasciare il suo Paese e i suoi cari, ma obbedisce e invita i suoi ad accettare il distacco. Capisce che non tornerà mai più in Argentina … In Cile, benché malata, svolge il servizio di infermiera, finché l’aggravarsi della malattia non la costringe a un doloroso isolamento. Fino all’ultimo si fa testimone di fede, di speranza e di carità verso tutti.
Muore il 20 maggio 1832. La gente, con la sua devozione semplice e sincera, riconosce da subito l’eroicità della virtù e quindi la santità di questa piccola Suora, tanto umana e generosa.
La Chiesa la proclama Beata il 17 novembre 2012.

Per approfondire: Alborghetti R. "Suor Maria Crescenzia Perez, Niente che non sia il Bene" Velar 2012.